Dica133 – Contro l’affondamento dell’Università – Dica 133


Addio alle aule
mercoledì 18 marzo 2009, 13:33
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Lettera alle studentesse ed agli studenti di (alcuni) docenti a contratto di Scienze Politiche (Università di Firenze).

Buongior. No molti di voi ci conoscono. Siamo asse. Gnisti docenti
a contratto dotto. Randi e contrattisti.
Precari e. INTERMITTENTI. Siamo tan. Tissimi facciamo tutti i lavo.
Ri che stanno scrit. Ti nei nostri con. Tratti: insegniamo.
Facciamo ricer. Ca facciamo esami. Facciamo tan. Te cose che nei
contrat. Ti non ci sono. Progetti per cerca. Re soldi che ci paghi.
No il prossimo contrat. To. Esami di altri docen. Ti e tesi di
professori ordinari.
Conversione crediti e tanti ricevi. Menti.
Se avanza tempo, studiamo e scriviamo, che è quello per cui saremmo
pagati e che ci renderebbe liberi.

Siamo intermitt. Enti e non stupi. Tevi se a metà di una lez. Ione
o di un anno acca. Demico o magari di un vostro esame, per caso. Ci
vedrete spa. Rire.

Nell’anno accademico in corso, così come in anni precedenti, abbiamo ricevuto in affidamento contratti di insegnamento a titolo gratuito nella Facoltà di Scienze Politiche. Ebbene sì, magari non tutti lo sanno, ma circa la metà dei vostri docenti non solo è costituita da precari, ma non è neppure pagata per il lavoro didattico che svolge (o è retribuita solo simbolicamente con 300 euro a modulo).
Seguendo l’elementare principio per cui il lavoro va pagato, lo scorso giugno abbiamo inviato una lettera alla Preside. Vi manifestavamo la nostra indisponibilità a tenere i corsi del prossimo anno accademico in assenza di un’adeguata remunerazione. A distanza di quasi nove mesi, con un Ateneo fiorentino stretto tra l’incudine del dissesto finanziario e il martello di una gestione irresponsabile, ci pare che la situazione sia divenuta ancora più preoccupante.
Contratti non retribuiti. Attività non contrattualizzate. Nessun concorso, né alcun piano di reclutamento (almeno in pubblico). Sempre meno fondi per far ricerca, e per “vivere di” ricerca. Non ci sono soldi, dice il rettore. E con ogni probabilità è vero. Nei mesi passati abbiamo criticato duramente gli interventi del Governo su università e ricerca, e abbiamo denunciato l’attacco alle fondamenta pubbliche dell’Università che va avanti ormai da anni, sebbene con forme e intensità variabili. Comprendiamo e riteniamo gravissima la situazione attuale. Ma ci chiediamo anche: perché, se il governo taglia i finanziamenti, Firenze soffre più di altre sedi? Qualche responsabilità locale ci sarà, vi pare?
Purtroppo la dirigenza dell’Ateneo, dopo aver favorito costosi avanzamenti di carriera con effetti duraturi sul bilancio, sta gestendo la crisi tagliando il più possibile sulle fasce più basse del personale, e in particolare sui precari. Se le parole hanno ancora un senso, la chiusura del sabato e la non retribuzione degli insegnamenti dei docenti precari sono un risparmio o sono piuttosto una riduzione dei servizi e una forma di sfruttamento del lavoro? E che efficienza è quella di un sistema che, con la lungimiranza di un investitore in bond argentini, punta tutto sull’autoconservazione invece che sulla qualità della formazione e sulla valorizzazione delle nuove competenze?
Noi vi salutiamo, care studentesse e cari studenti, è stato bello fare dei corsi con voi in questi anni. Probabilmente alcuni di noi saranno sostituiti, perché per lavorare gratis nella nostra prestigiosa Facoltà “c’è la fila”, come ci è stato autorevolmente fatto notare. La (vana?) speranza di una sanatoria, o di un concorso “ben indirizzato”, è la molla che spingerà altri a prendere il nostro posto, insegnando gratuitamente. Altri corsi, invece, saranno semplicemente aboliti, con conseguente impoverimento dell’offerta didattica. Rinunciare a insegnare “a titolo gratuito”, e spiegarne le ragioni, è il nostro modo per dire che vogliamo un’università basata su rapporti di lavoro giusti e dignitosi.

E’ disponibile qui un PDF con la stessa lettera in forma di volantino.

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Dica133 lancia un appello all’accademia e ai cittadini italiani
lunedì 13 ottobre 2008, 20:26
Filed under: Capire il progetto-Gelmini, Documenti / mozioni / appelli, Eventi

Dica 133 (il coordinamento dei ricercatori precari del Polo delle Scienze Sociali di Firenze) ha deciso, a fianco delle altre forme di protesta che si succederanno nelle prossime settimane, di lanciare una lettera-appello per sensibilizzare il mondo dell’università, e tutta la cittadinanza in generale, sugli effetti distruttivi che avranno sull’intera Università italiana le misure contenute nella legge 133. Questa legge contiene pesanti tagli a carico del bilancio delle Università; applica il blocco delle assunzioni a un settore dove il personale è già molto anziano, e che si regge solo grazie a un esercito di precari; infine non introduce nessuna misura di trasparenza o di valutazione della qualità e del merito.

L’appello, dal titolo “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi” mette in evidenza questi errori, ma punta a dare una risposta costruttiva, indicando le direzioni per migliorare l’Università, purtroppo ben diverse da quelle intraprese dal governo.

Le direzioni sono due: da un lato assicurare investimenti adeguati, e favorire il ricambio della classe docente; dall’altro, introdurre da subito alcune semplici misure di trasparenza e di valutazione di qualità a tutti i livelli: gestione dei bilanci degli atenei, carriere dei docenti di tutte le fasce, reclutamento dei nuovi ricercatori.

L’errore di questa legge infatti non è soltanto nell’insensatezza dei tagli, ma soprattutto nell’assenza di qualunque intervento di trasparenza e di riforma. Per questo motivo ci rivolgiamo ai docenti strutturati, che ancora forse non hanno chiaro l’impatto degli interventi; agli studenti, alle loro famiglie, ai professionisti e a tutti i cittadini che hanno a cuore l’università. Invitiamo tutti a sottoscrivere il nostro appello perché il governo inverta la rotta sull’affondamento dell’università italiana.

Clicca qui per leggere e firmare il testo dell’appello

Nota: Per segnalare un’adesione collettiva (coordinamenti, associazioni, Facoltà, ecc.) scrivi a no133fi<at>gmail<punto>com (scusate, ma l’indirizzo non è in chiaro per bloccare spam automatici)



Coordinamento Docenti Precari Università di Firenze
mercoledì 8 ottobre 2008, 19:30
Filed under: Documenti / mozioni / appelli, Eventi

Assemblea del Coordinamento Docenti Precari Università di Firenze

Facoltà di Architettura, venerdì 3 ottobre 2008

  

Comunicato

  

Tra le categorie che compongono l’organizzazione universitaria, quella dei Docenti a Contratto è certamente la più colpita dagli effetti della legge 133/2008 e della finanziaria.

Ad una  diminuzione progressiva delle risorse che certamente influirà sulla consistenza economica dei contratti, corrisponde il blocco dei turn-over che cancellerà l’unico reale motivo per cui molti docenti prestano la loro opera a titolo quasi gratuito: la possibilità di un concorso per l’immissione in ruolo.

Nella nostra facoltà e in molte altre sedi universitarie i docenti a contratto rappresentano la parte numericamente più consistente dei docenti. Secondo i dati forniti dalla presidenza, nella facoltà di architettura i docenti a contratto sono circa 230, i docenti associati e ordinari sono più o meno 130, i ricercatori 90, per un totale di 220 strutturati e 230 docenti precari.. Tuttavia i  docenti a contratto non sono  rappresentati nel consiglio di facoltà e non prendono parte alle scelte in merito alla didattica, scelte che talvolta non vengono loro nemmeno comunicate.

La docenza a contratto, in tempi di privatizzazione, rischia di diventare per molti corsi di laurea l’unica possibilità per garantire la didattica..

Il Coordinamento dei Docenti Precari, appoggia la mobilitazione intrapresa contro le leggi varate dall’attuale governo, che, tagliano i già ridotti fondi alla ricerca, bloccano il turn-over al 20%, spingono alla trasformazione delle università in fondazioni private, con elementi di incostituzionalità evidenti e sconfortanti.

Il Coordinamento ritiene il blocco totale della didattica l’unico efficace mezzo di mobilitazione per porre i temi dell’Università e della formazione al centro del dibattito politico, e lo propone all’assemblea dei presenti e agli studenti con cui vorrebbe intraprendere forme comuni di protesta anche all’interno dei singoli corsi, garantendo in tal modo il mantenimento degli impegni assunti.

Nel caso in cui l’assemblea non riterrà che il blocco della didattica debba essere intrapreso, il Coordinamento dei Docenti Precari dichiara che si conformerà comunque alle modalità di mobilitazione intraprese da ricercatori e docenti, attenendosi strettamente però, come forma di protesta, alle mansioni indicate nel proprio contratto. I docenti precari conterranno quindi tutta l’attività didattica nel numero di ore previsto dal contratto (revisioni ed esami inclusi); e svolgeranno la didattica con i soli mezzi tecnico-informatici messi a disposizione dalla facoltà.

Il Coordinamento dei docenti precari auspica e lavora per la formazione di un corpo coeso, tra studenti, docenti, ricercatori e personale tecnico, coralmente consapevole della perniciosità delle leggi appena varate, che porteranno in breve allo smantellamento definitivo dell’insegnamento universitario di natura pubblica.

 

 

Coordinamento Docenti Precari Università di Firenze

docentiprecariunifi@libero.it



L’appello di “Osservatorio sulla ricerca”
sabato 4 ottobre 2008, 19:19
Filed under: Documenti / mozioni / appelli, Eventi

Le politiche Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Gelmini su Università e Ricerca
PRESENTANO IL CONTO AL PAESE e determinano una prospettiva di futuro per
l’Italia fuori dagli accordi di Lisbona, ossia fuori dalla strategia europea
che ha individuato NELLA CONOSCENZA IL FULCRO CENTRALE DEL NUOVO SVILUPPO
ECONOMICO E SOCIALE.

Riportiamo di seguito la lista dei drammatici interventi del Governo (era
difficile prevedere in così pochi mesi la messa in atto di un progetto così
disastroso, privo di qualunque indirizzo proveniente da una seria
valutazione del sistema Università e Ricerca e senza nessuna trasparenza e
confronto):

1) Il finanziamento dell’abolizione dell¹ICI sulla prima casa per le
famiglie con redditi alti (per quelle con bassi redditi era già stata
abolita dalla finanziaria 2008 del Governo Prodi), si basa tra gli altri sul
decreto legge n. 93/2008 che ridurrà ogni anno (fino al 2013) di 467 MILIONI
DI EURO il fondo statale di finanziamento ordinario delle università (taglio
del 6% totale del fondo che però grava essenzialmente sulla parte
comprimibile (13%): manutenzioni, utenze, etc);

2) la legge n. 133/08 comporta una riduzione del turn-over al 20% per le
università (su 5 che vanno in pensione 1 solo verrà assunto) nel periodo
2009-2013 con la seguente riduzione di finanziamento (-64 milioni-euro nel
2009, -190 milioni-euro nel 2010, -316 milioni-euro nel 2011, -417
milioni-euro nel 2012, -455 milioni-euro nel 2013). Per gli EPR si avrà una
riduzione del 20% nel 2009 mentre dal 2010 al 2013 ogni unità di personale
che esce potrà essere sostituita da una sola unità personale in entrata e
non in base al valore economico “liberato” (un dirigente di ricerca libera
un valore economico che corrisponde a più unità di personale al primo
impiego).

Sommando i soli tagli all¹università provenienti da ICI e turn-over si ha
che nel quinquennio 2009-2013 ci sarà una riduzione di quasi 4 miliardi di
euro (circa 8.000 miliardi delle vecchie lire!!).

3) Nella legge n. 133/08 viene inserita una norma che concede la possibilità
alle università italiane di trasformarsi in fondazioni private. Sono del
tutto evidenti i rischi per l¹autonomia degli atenei e dei docenti oltre che
per quei settori e ambiti di ricerca che non sono appetibili sul piano
economico.

Di fatto il combinato disposto ­ taglio indiscriminato delle risorse e
possibilità di trasformazione in fondazione privata ­ rischia di modificare
il sistema universitario nazionale in un sistema di formazione estremamente
debole e con accessi differenziati in base al censo. Inoltre, senza alcun
riferimento alla valutazione si selezioneranno le sedi universitarie non
sulla base del loro valore didattico e scientifico ma in ragione della
diversità del contesto socio economico in cui operano

Citiamo una parte dell¹articolo che lo storico Franco Cardini ha scritto per
il Secolo d¹Italia il 16 luglio 2008: ³Il passaggio dall¹Università alla
Fondazione è in un certo senso epocale: sarà il passaggio da una concezione
culturale e comunitaria a una patrimoniale e privatistica del sapere; da una
mediocre e magari, perché no?, scalcinata Università di tutti, a una (forse)
buona e (certo) più costosa università per i ricchi. Privatizzandosi, alcune
università potranno salvarsi: ma in questo modo andrà una volta per tutte a
farsi benedire il diritto allo studio: o meglio lo studio come diritto.²

4) la legge 133/2008 prevede, anche per gli enti di ricerca come per le
altre amministrazioni dello Stato, una riduzione della pianta organica pari
almeno al 10%: questo implica per quegli enti che hanno la pianta organica
al completo un gravissimo problema di blocco, aggiuntivo a quello del
turn-over.

5) infine, ma di gravità addirittura più rilevante in quanto AGGREDISCE LA
PARTE PIU’ DEBOLE E AL TEMPO STESSO PIU’ PREGIATA PER L’INVESTIMENTO SUL
FUTURO, c¹è da considerare il combinato disposto tra l’articolo 49 della
legge 133/2008 (che non permette l’utilizzo del medesimo lavoratore con più
tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio
nell’arco del quinquennio ultimo) e il 37-bis inserito nel ddl 1441 in iter
d¹approvazione parlamentare (che blocca la procedura delle stabilizzazioni).
Il risultato è un blocco di massimo 3 anni per le forme contrattuali a tempo
determinato (in enti dove la frequenza dei concorsi è scarsissima) e il
licenziamento in tronco (dopo 3 mesi dall’entrata in vigore del ddl 1441) di
chi aveva già ricevuto garanzie (dallo Stato!) di un percorso per andare a
stabilizzare la propria attività professionale.

INSOMMA IL QUADRO CHE EMERGE è CHIARISSIMO:

– TAGLI ECONOMICI INSOPPORTABILI per un settore già in grave sofferenza e
del tutto sottovalutato rispetto a quanto sta succedendo nel resto del mondo
negli ultimi 15 anni. Tagli oltretutto del tutto indiscriminati, alla faccia
di tutte le discussioni su merito e promozione delle eccellenze.

– ABBANDONO DELLE RISORSE PIU¹ PREGIATE di cui un paese oggi può godere: i
giovani di talento nella ricerca scientifica. Non è un caso che in tutto il
mondo i nostri giovani trovino rapidamente collocazione e si inseriscano a
livelli qualificati.

– infine l’immagine che lo Stato fornisce di se stesso è drammaticamente
incoerente. Uno Stato (non conta la parte politica che guida in quel momento
il Governo) non può garantire un percorso di acquisizione certa di diritti e
immediatamente dopo tradire quella garanzia: sono in gioco tanto la
reputazione delle Istituzioni quanto le stesse basi di solidità civile dei
cittadini.

L’Osservatorio sulla Ricerca su proposta di un gruppo di “stabilizzandi” si
è reso disponibile a raccogliere, divulgare e promuovere un appello al Capo
dello Stato perché si adoperi per sostenere una battaglia che ci pare di
straordinaria importanza.
La raccolta di firme riguarda ovviamente TUTTI quanti sono sensibili al
problema di un Paese che intende evolvere e non fermarsi e regredire.

Per sottoscrivere: www.osservatorio-ricerca.it



Assemblea Area della Ricerca CNR FI – La mozione conclusiva
venerdì 3 ottobre 2008, 19:22
Filed under: Documenti / mozioni / appelli, Eventi

L’assemblea indetta in data 3 ottobre 2008 dalle organizzazioni
sindacali FLC CGIL, FIR CISL, UIL PA UR
giudica gravissimo l’attacco del Governo al sistema della formazione e
ricerca pubblica. In particolare
il Governo, dopo aver arbitrariamente cancellato alcuni diritti
contrattuali dei dipendenti pubblici,
aver esplicitato l’intenzione di non rinnovare il contratto nazionale
di lavoro, aver attaccato l’autonomia
degli Enti di Ricerca…. intende dismettere il sistema della ricerca
pubblica, attraverso un ulteriore taglio
di personale e il progressivo licenziamento di migliaia di
ricercatori, tecnici e amministrativi precari.
Infatti vengono tagliate le piante organiche del 10%, bloccato di
fatto il turn over con la negazione delle
autorizzazioni, annullate le stabilizzazioni in corso, limitata a 3
anni, in maniera retroattiva, la permanenza
di contratti flessibili. Questa scelta scellerata porterà alla
dispersione del patrimonio di competenze necessarie
al nostro sistema della ricerca, competenze che ne hanno consentito la
sopravvivenza negli anni, nonostante la
progressiva riduzione di personale (-20% dal 2001) e finanziamenti
(-15% negli ultimi 10 anni).

Solo nel CNR di Firenze i precari rappresentano il 42% del totale dei
lavoratori presenti. (esattamente a fronte di 338 di
ruolo ci sono 241 precari, con varie forme, td, assegni, borse,
cococo). Per questo l’assemblea richiede al Governo:

1) Il ritiro immediato dell’ emendamento Brunetta che abroga le stabilizzazioni.

2) L’immediata uscita del DPCM che autorizza le assunzioni 2008 e il
rispetto del piano di reclutamento approvato dal CNR.

3) La modifica della recente normativa (L. 133) che limita a
3 anni l’utilizzo dei contratti flessibili e produce di fatto il
licenziamento di migliaia di precari.

4) Il superamento del regime autorizzatorio, dei vincoli sul turn over
e sulle piante organiche.

5) Un nuovo sistema di reclutamento e d’ingresso alla carriera di
ricercatore, basato sull’utilizzo del
contratto subordinato a tempo determinato, con successiva valutazione
e conferma a tempo indeterminato (tenure track).

6) Il rispetto dei diritti sul lavoro, il rinnovo del contratto
nazionale, un adeguato finanziamento al sistema della ricerca
pubblico.

L’assemblea pertanto decide di:

– proseguire la mobilitazione con un presidio permanente presso l’area
della ricerca CNR di Firenze.

– sostenere le mobilitazioni indette dalle organizzazioni sindacali, a
partire dal sit-in
che si terrà il prossimo 8 ottobre sotto il Ministero dell’Istruzione,
Università e Ricerca,
auspicando anche l’indizione dello sciopero nazionale del comparto.

– individuare momenti d’incontro con le istituzioni locali, i
parlamentari, la cittadinanza tutta.

– richiedere ai Direttori degli Istituti presenti nell’Area della
ricerca CNR di Firenze di sostenere
le richieste del personale e sollecitare gli organi nazionali del CNR
a manifestare la contrarietà dell’Ente
a tali scelte.

– partecipare e costruire iniziative con i lavoratori della scuola e
della università per difendere
tutto il sistema pubblico della formazione e ricerca.

Approvato all’unanimità dall’assemblea del personale

Firenze, 3 ottobre 2008



Rinunciare al futuro – lettera aperta
venerdì 3 ottobre 2008, 19:16
Filed under: Documenti / mozioni / appelli

In tutti i Paesi dell’Unione europea l’insegnamento, dalle scuole materne alle università, è considerato attività degna del massimo rispetto, in quanto riserva strategica di competenze e sapere; nel nostro paese l’insegnante è screditato agli occhi di un’opinione pubblica resa sempre meno responsabile verso il futuro, il docente universitario viene visto come un comodo elefante parcheggiato in una ricca e placida savana, mentre il ricercatore viene considerato un tipo strambo prossimo al disadattamento.

            Non è esagerazione dare queste definizioni, sono le stesse che spiegano e giustificano la campagna di tagli indiscriminati all’istruzione, all’Università e alla ricerca che sono state preventivate e adottate dal governo attuale, di concerto tra il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini e il ministro dell’economia Giulio Tremonti. Leggendo le tabelle allegate al DL 112/08, ora convertito nella Legge 133/08 votata durante il mese di agosto, si sobbalza leggendo l’entità dei tagli di fondi che, per quanto riguarda l’Università, si concretizzano in 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, in 190 milioni per il 2010, in 316 milioni per il 2011, in 417 milioni per il 2012 e infine in 455 milioni per il 2013. In un quinquennio verranno sottratti alla alta formazione e alla ricerca ben 1.441 milioni di euro. Per la scuola le previsioni sono ancora peggiori: i tagli ammontano a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni per il 2010, a 2.538 milioni per il 2011 e a 3.188 milioni per il 2012. In totale, alla formazione scolastica e universitaria italiana verranno sottratti 10 miliardi di euro in un periodo di cinque anni. Si tratta di una cifra paragonabile all’entità degli aiuti inviati in Italia col Piano Marshall dal 1948 al 1952. Quattro anni che allora cambiarono in meglio un Paese devastato dalla guerra, cinque anni che oggi possono distruggere quello che rimane di un sistema scolastico e universitario che un tempo era additato come tra i migliori al mondo.

            Un piano Marshall al contrario che rappresenta il più complesso e strutturato attacco al sistema dell’istruzione inferiore, media e superiore attuato in Italia dalla nascita dello Stato unitario; una campagna che da un lato mira a dequalificare i docenti accorpando le classi di insegnamento – nel caso della scuola media inferiore e superiore – e dall’altro a colpire le università come centri di ricerca e studio, prevedendone la possibile trasformazione in fondazioni dalla natura giuridica ambigua, libero campo di speculazione e di profitto per consorterie di furbetti e rapaci; in più non vengono previste assunzioni per sostituire i pensionamenti e vengono lasciate inalterate retribuzioni che, soprattutto nel caso dei «giovani» ricercatori appena assunti, rasentano il ridicolo: poco più di 1.000 € al mese. Insomma, l’Università e la Scuola vengono relegati nel ruolo di comodi sacchi di sabbia istruita sui quali i pugili politici svolgono il loro quotidiano allenamento.

            I firmatari di questa lettera denunciano questo scempio scellerato a tutti i cittadini coscienti del ruolo fondamentale che la scuola e la università hanno giocato nella formazione di ciascuno di loro; richiedono al governo di recedere dalla deliberata volontà di dissanguare il sistema dell’istruzione pubblica; dicono sì alla tutela della professionalità e al riconoscimento dei meriti ma chiedono anche l’adeguamento delle retribuzioni ai livelli degli insegnanti e ricercatori dei Paesi dell’Unione europea.

            Un paese nel quale chi insegna o ricerca è costretto a vergognarsi di ciò che fa, perché sottovalutato, denigrato e offeso proprio da chi dovrebbe garantire la sua professionalità, non è un paese né per giovani né per vecchi: è un paese di anime morte.

 

Per aderire inviare una mail a: piero.graglia@unimi.it



Comunicato delle Organizzazioni Sindacali e delle Associazioni della docenza
venerdì 3 ottobre 2008, 19:14
Filed under: Documenti / mozioni / appelli

ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL Università, CNRU, CNU, CISL Università,
FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

A tutti i Docenti delle Università italiane

Il sistema universitario è oggetto di provvedimenti che rischiano di
cancellare l’Università che abbiamo conosciuto. Il D.L. 112/08 è stato
convertito in legge (n°. 133/08),  ed è dunque pienamente operativo,
confermando i contenuti sui quali abbiamo già a luglio espresso un
giudizio durissimo e avviato prime iniziative di informazione e di
contrasto. Ne ricordiamo punti salienti:

–    limitazione al 20% del turn-over, per gli anni 2009-2011 e al 50%
per l’anno 2012 del personale docente e tecnico-amministrativo, dopo due
anni di blocco dei concorsi;
–    ulteriori drammatici tagli al Fondo di Finanziamento ordinario,
che viene decurtato di circa il 25% in termini reali entro il 2012; (ma
per quest’anno il finanziamento dei PRIN scende da 160 a 98 milioni di
euro);
–    la possibilità di trasformazione degli Atenei in Fondazioni
private, con la privatizzazione dei rapporti di lavoro, il conferimento
dei beni dell’Università al nuovo soggetto privato e l’indeterminatezza
degli organi di gestione degli atenei la cui composizione e funzione non
viene per nulla chiarita;
–    il taglio delle retribuzioni del personale.

Tali provvedimenti vanno ben oltre la congiuntura e una pura manovra di
risparmio, ma determinano invece uno scenario in cui sparisce l’Università
italiana come sistema nazionale tutelato dalla Costituzione, in cui il
ruolo pubblico è elemento decisivo di garanzia per la libertà di ricerca
e d’insegnamento e degli interessi generali del paese.
Saranno in primo luogo gli studenti ad essere danneggiati, perché non sarà
più garantita un’offerta formativa di qualità legata all’inscindibilità di
didattica e ricerca, perché il taglio dei finanziamenti condurrà
all’aumento senza limiti delle tasse universitarie e perché la possibilità
di assumere sempre meno docenti condurrà ad un ampliamento massiccio dei
corsi di laurea a numero chiuso e alla soppressione di corsi di laurea non
già sulla base di un’attenta valutazione della loro efficacia, bensì per
via dell’impossibilità di garantire la presenza del personale docente
necessario.
Insieme con gli studenti, i primi danneggiati sono i giovani studiosi: il
blocco del turn-over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in
ruolo a fronte delle uscite per pensionamento già note, impedirà il
ricambio generazionale, aggravando il problema già insopportabile del
precariato, e chiudendo le porte dell’Università ad intere generazioni. Ma
è l’intero sistema che si ripiega su se stesso, negando ai docenti le
opportunità di ricerca e di didattica di qualità, appaltando al privato le
scelte fondamentali (un privato che, giova ricordarlo, è tra gli ultimi al
mondo per finanziamento della ricerca). Chi presidierà le aree più
delicate e meno immediatamente redditizie della ricerca?  Si vuole
importare un modello che mutua, dal mondo anglosassone, gli aspetti di
disuguaglianza sociale, di sistema di poche Università di eccellenza, di
riduzione di diritti ed opportunità, mentre non esistono neppure
lontanamente le condizioni per mutuarne gli aspetti di alta produttività
scientifica. E a fronte di una riduzione del 25% dei finanziamenti, anche
le Università che oggi si autodefiniscono “virtuose” saranno trascinate
nel gorgo dello squilibrio finanziario strutturale, strette nella forbice
dei costi crescenti e della riduzione delle entrate.
Noi crediamo fermamente che occorra mobilitarsi da subito in modo forte e
convinto per chiedere la cancellazione dei provvedimenti ed arrestare una
deriva che si annuncia completa su tutti gli aspetti del funzionamento
dell’Università. Non sfugge a nessuno che all’orizzonte si profilano nuovi
interventi tra cui, verosimilmente, la revisione dello stato giuridico e
l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Il nostro giudizio
negativo è fortemente ancorato ad elementi di merito.
Conosciamo bene le tante falle e difetti del sistema universitario, e
certo non intendiamo difendere l’esistente; ma è proprio dai difetti che
occorre partire, in modo non ideologico, come abbiamo costantemente fatto:
affrontare i nodi del merito e della valutazione, della qualità
dell’offerta didattica e di ricerca, del reclutamento dei giovani e della
carriera, e correlatamente del precariato, dei meccanismi di
finanziamento, del diritto allo studio, del dottorato, di un rapporto
aperto e trasparente tra Università e società. E discuterne con la
comunità universitaria: fino ad oggi le decisioni adottate sono state
prese in modo del tutto unilaterale, al di fuori di qualsiasi confronto.
Noi non intendiamo accettare questo stato di cose: vi chiediamo,
individualmente e collettivamente di mobilitarvi, ed in questo senso vi
proponiamo un percorso che unifichi ed estenda a tutte le componenti
dell’Università le tante iniziative sorte in queste settimane. Nel mese
di ottobre occorre produrre iniziative di informazione e socializzazione
in tutti gli Atenei, in forma di assemblee e momenti di discussione.
Ancora troppi non hanno compreso la portata devastante dei provvedimenti,
o confidano in un “io speriamo che me la cavo”. Non sarà così: chiunque
operi nell’Università sarà esposto a cambiamenti radicali delle sue
condizioni di vita, di lavoro e di reddito.
Vi chiediamo di proseguire con la moltiplicazione delle prese di
posizione in tutti gli organi accademici e di farcele pervenire in modo da
pubblicizzarle sui nostri siti e diffonderle ulteriormente.
Vi chiediamo di riprendere la positiva esperienza delle “lezioni in
piazza”: dobbiamo parlare alla cittadinanza, spiegare che questi
provvedimenti non sono un problema dell’Università, ma disegnano un
modello che riduce diritti e opportunità sociali, facendo del reddito il
solo discrimine tra chi può e chi non può; un modello che divide sempre
più il Paese tra poveri e ricchi.
Vi chiediamo di rifiutare ogni prestazione non dovuta e attenersi
strettamente ai compiti istituzionali; di utilizzare parte delle lezioni
per spiegare e condividere le ragioni della nostra opposizione.
Per parte nostra parleremo a tutti gli attori istituzionali interessati,
CRUI e CUN, per sollecitare condivisione e prese di posizione. Studieremo
anche forme di comunicazione che ci portino a contatto del più grande
numero possibile di persone, a partire dalle famiglie degli studenti
universitari e dalle associazioni dei genitori degli studenti medi, i
possibili universitari del futuro, poiché ci è chiaro, come già detto, che
queste posizioni abbisognano del più vasto sostegno degli utenti e
dell’opinione pubblica.
Riteniamo necessario che questa fase di mobilitazione sfoci in una
manifestazione nazionale, indicativamente a fine ottobre, nella quale
tirare le fila delle azioni intraprese e accrescere la pressione sul
Governo.
Ognuno di noi in questa difficile fase è chiamato ad una responsabilità
individuale che non può essere ignorata o delegata. Fate circolare questo
messaggio, discutetene con i colleghi che non l’hanno ricevuto,
diffondetelo nelle Facoltà e nei Dipartimenti. Questa volta ci battiamo
per la sopravvivenza stessa dell’istituzione in cui crediamo.