Dica133 – Contro l’affondamento dell’Università – Dica 133


Addio alle aule
mercoledì 18 marzo 2009, 13:33
Filed under: Documenti / mozioni / appelli, Uncategorized

Lettera alle studentesse ed agli studenti di (alcuni) docenti a contratto di Scienze Politiche (Università di Firenze).

Buongior. No molti di voi ci conoscono. Siamo asse. Gnisti docenti
a contratto dotto. Randi e contrattisti.
Precari e. INTERMITTENTI. Siamo tan. Tissimi facciamo tutti i lavo.
Ri che stanno scrit. Ti nei nostri con. Tratti: insegniamo.
Facciamo ricer. Ca facciamo esami. Facciamo tan. Te cose che nei
contrat. Ti non ci sono. Progetti per cerca. Re soldi che ci paghi.
No il prossimo contrat. To. Esami di altri docen. Ti e tesi di
professori ordinari.
Conversione crediti e tanti ricevi. Menti.
Se avanza tempo, studiamo e scriviamo, che è quello per cui saremmo
pagati e che ci renderebbe liberi.

Siamo intermitt. Enti e non stupi. Tevi se a metà di una lez. Ione
o di un anno acca. Demico o magari di un vostro esame, per caso. Ci
vedrete spa. Rire.

Nell’anno accademico in corso, così come in anni precedenti, abbiamo ricevuto in affidamento contratti di insegnamento a titolo gratuito nella Facoltà di Scienze Politiche. Ebbene sì, magari non tutti lo sanno, ma circa la metà dei vostri docenti non solo è costituita da precari, ma non è neppure pagata per il lavoro didattico che svolge (o è retribuita solo simbolicamente con 300 euro a modulo).
Seguendo l’elementare principio per cui il lavoro va pagato, lo scorso giugno abbiamo inviato una lettera alla Preside. Vi manifestavamo la nostra indisponibilità a tenere i corsi del prossimo anno accademico in assenza di un’adeguata remunerazione. A distanza di quasi nove mesi, con un Ateneo fiorentino stretto tra l’incudine del dissesto finanziario e il martello di una gestione irresponsabile, ci pare che la situazione sia divenuta ancora più preoccupante.
Contratti non retribuiti. Attività non contrattualizzate. Nessun concorso, né alcun piano di reclutamento (almeno in pubblico). Sempre meno fondi per far ricerca, e per “vivere di” ricerca. Non ci sono soldi, dice il rettore. E con ogni probabilità è vero. Nei mesi passati abbiamo criticato duramente gli interventi del Governo su università e ricerca, e abbiamo denunciato l’attacco alle fondamenta pubbliche dell’Università che va avanti ormai da anni, sebbene con forme e intensità variabili. Comprendiamo e riteniamo gravissima la situazione attuale. Ma ci chiediamo anche: perché, se il governo taglia i finanziamenti, Firenze soffre più di altre sedi? Qualche responsabilità locale ci sarà, vi pare?
Purtroppo la dirigenza dell’Ateneo, dopo aver favorito costosi avanzamenti di carriera con effetti duraturi sul bilancio, sta gestendo la crisi tagliando il più possibile sulle fasce più basse del personale, e in particolare sui precari. Se le parole hanno ancora un senso, la chiusura del sabato e la non retribuzione degli insegnamenti dei docenti precari sono un risparmio o sono piuttosto una riduzione dei servizi e una forma di sfruttamento del lavoro? E che efficienza è quella di un sistema che, con la lungimiranza di un investitore in bond argentini, punta tutto sull’autoconservazione invece che sulla qualità della formazione e sulla valorizzazione delle nuove competenze?
Noi vi salutiamo, care studentesse e cari studenti, è stato bello fare dei corsi con voi in questi anni. Probabilmente alcuni di noi saranno sostituiti, perché per lavorare gratis nella nostra prestigiosa Facoltà “c’è la fila”, come ci è stato autorevolmente fatto notare. La (vana?) speranza di una sanatoria, o di un concorso “ben indirizzato”, è la molla che spingerà altri a prendere il nostro posto, insegnando gratuitamente. Altri corsi, invece, saranno semplicemente aboliti, con conseguente impoverimento dell’offerta didattica. Rinunciare a insegnare “a titolo gratuito”, e spiegarne le ragioni, è il nostro modo per dire che vogliamo un’università basata su rapporti di lavoro giusti e dignitosi.

E’ disponibile qui un PDF con la stessa lettera in forma di volantino.

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