Dica133 – Contro l’affondamento dell’Università – Dica 133


Comunicato delle Organizzazioni Sindacali e delle Associazioni della docenza
venerdì 3 ottobre 2008, 19:14
Filed under: Documenti / mozioni / appelli

ADI, ADU, ANDU, APU, CISAL Università, CNRU, CNU, CISL Università,
FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

A tutti i Docenti delle Università italiane

Il sistema universitario è oggetto di provvedimenti che rischiano di
cancellare l’Università che abbiamo conosciuto. Il D.L. 112/08 è stato
convertito in legge (n°. 133/08),  ed è dunque pienamente operativo,
confermando i contenuti sui quali abbiamo già a luglio espresso un
giudizio durissimo e avviato prime iniziative di informazione e di
contrasto. Ne ricordiamo punti salienti:

–    limitazione al 20% del turn-over, per gli anni 2009-2011 e al 50%
per l’anno 2012 del personale docente e tecnico-amministrativo, dopo due
anni di blocco dei concorsi;
–    ulteriori drammatici tagli al Fondo di Finanziamento ordinario,
che viene decurtato di circa il 25% in termini reali entro il 2012; (ma
per quest’anno il finanziamento dei PRIN scende da 160 a 98 milioni di
euro);
–    la possibilità di trasformazione degli Atenei in Fondazioni
private, con la privatizzazione dei rapporti di lavoro, il conferimento
dei beni dell’Università al nuovo soggetto privato e l’indeterminatezza
degli organi di gestione degli atenei la cui composizione e funzione non
viene per nulla chiarita;
–    il taglio delle retribuzioni del personale.

Tali provvedimenti vanno ben oltre la congiuntura e una pura manovra di
risparmio, ma determinano invece uno scenario in cui sparisce l’Università
italiana come sistema nazionale tutelato dalla Costituzione, in cui il
ruolo pubblico è elemento decisivo di garanzia per la libertà di ricerca
e d’insegnamento e degli interessi generali del paese.
Saranno in primo luogo gli studenti ad essere danneggiati, perché non sarà
più garantita un’offerta formativa di qualità legata all’inscindibilità di
didattica e ricerca, perché il taglio dei finanziamenti condurrà
all’aumento senza limiti delle tasse universitarie e perché la possibilità
di assumere sempre meno docenti condurrà ad un ampliamento massiccio dei
corsi di laurea a numero chiuso e alla soppressione di corsi di laurea non
già sulla base di un’attenta valutazione della loro efficacia, bensì per
via dell’impossibilità di garantire la presenza del personale docente
necessario.
Insieme con gli studenti, i primi danneggiati sono i giovani studiosi: il
blocco del turn-over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in
ruolo a fronte delle uscite per pensionamento già note, impedirà il
ricambio generazionale, aggravando il problema già insopportabile del
precariato, e chiudendo le porte dell’Università ad intere generazioni. Ma
è l’intero sistema che si ripiega su se stesso, negando ai docenti le
opportunità di ricerca e di didattica di qualità, appaltando al privato le
scelte fondamentali (un privato che, giova ricordarlo, è tra gli ultimi al
mondo per finanziamento della ricerca). Chi presidierà le aree più
delicate e meno immediatamente redditizie della ricerca?  Si vuole
importare un modello che mutua, dal mondo anglosassone, gli aspetti di
disuguaglianza sociale, di sistema di poche Università di eccellenza, di
riduzione di diritti ed opportunità, mentre non esistono neppure
lontanamente le condizioni per mutuarne gli aspetti di alta produttività
scientifica. E a fronte di una riduzione del 25% dei finanziamenti, anche
le Università che oggi si autodefiniscono “virtuose” saranno trascinate
nel gorgo dello squilibrio finanziario strutturale, strette nella forbice
dei costi crescenti e della riduzione delle entrate.
Noi crediamo fermamente che occorra mobilitarsi da subito in modo forte e
convinto per chiedere la cancellazione dei provvedimenti ed arrestare una
deriva che si annuncia completa su tutti gli aspetti del funzionamento
dell’Università. Non sfugge a nessuno che all’orizzonte si profilano nuovi
interventi tra cui, verosimilmente, la revisione dello stato giuridico e
l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Il nostro giudizio
negativo è fortemente ancorato ad elementi di merito.
Conosciamo bene le tante falle e difetti del sistema universitario, e
certo non intendiamo difendere l’esistente; ma è proprio dai difetti che
occorre partire, in modo non ideologico, come abbiamo costantemente fatto:
affrontare i nodi del merito e della valutazione, della qualità
dell’offerta didattica e di ricerca, del reclutamento dei giovani e della
carriera, e correlatamente del precariato, dei meccanismi di
finanziamento, del diritto allo studio, del dottorato, di un rapporto
aperto e trasparente tra Università e società. E discuterne con la
comunità universitaria: fino ad oggi le decisioni adottate sono state
prese in modo del tutto unilaterale, al di fuori di qualsiasi confronto.
Noi non intendiamo accettare questo stato di cose: vi chiediamo,
individualmente e collettivamente di mobilitarvi, ed in questo senso vi
proponiamo un percorso che unifichi ed estenda a tutte le componenti
dell’Università le tante iniziative sorte in queste settimane. Nel mese
di ottobre occorre produrre iniziative di informazione e socializzazione
in tutti gli Atenei, in forma di assemblee e momenti di discussione.
Ancora troppi non hanno compreso la portata devastante dei provvedimenti,
o confidano in un “io speriamo che me la cavo”. Non sarà così: chiunque
operi nell’Università sarà esposto a cambiamenti radicali delle sue
condizioni di vita, di lavoro e di reddito.
Vi chiediamo di proseguire con la moltiplicazione delle prese di
posizione in tutti gli organi accademici e di farcele pervenire in modo da
pubblicizzarle sui nostri siti e diffonderle ulteriormente.
Vi chiediamo di riprendere la positiva esperienza delle “lezioni in
piazza”: dobbiamo parlare alla cittadinanza, spiegare che questi
provvedimenti non sono un problema dell’Università, ma disegnano un
modello che riduce diritti e opportunità sociali, facendo del reddito il
solo discrimine tra chi può e chi non può; un modello che divide sempre
più il Paese tra poveri e ricchi.
Vi chiediamo di rifiutare ogni prestazione non dovuta e attenersi
strettamente ai compiti istituzionali; di utilizzare parte delle lezioni
per spiegare e condividere le ragioni della nostra opposizione.
Per parte nostra parleremo a tutti gli attori istituzionali interessati,
CRUI e CUN, per sollecitare condivisione e prese di posizione. Studieremo
anche forme di comunicazione che ci portino a contatto del più grande
numero possibile di persone, a partire dalle famiglie degli studenti
universitari e dalle associazioni dei genitori degli studenti medi, i
possibili universitari del futuro, poiché ci è chiaro, come già detto, che
queste posizioni abbisognano del più vasto sostegno degli utenti e
dell’opinione pubblica.
Riteniamo necessario che questa fase di mobilitazione sfoci in una
manifestazione nazionale, indicativamente a fine ottobre, nella quale
tirare le fila delle azioni intraprese e accrescere la pressione sul
Governo.
Ognuno di noi in questa difficile fase è chiamato ad una responsabilità
individuale che non può essere ignorata o delegata. Fate circolare questo
messaggio, discutetene con i colleghi che non l’hanno ricevuto,
diffondetelo nelle Facoltà e nei Dipartimenti. Questa volta ci battiamo
per la sopravvivenza stessa dell’istituzione in cui crediamo.

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