Dica133 – Contro l’affondamento dell’Università – Dica 133


Addio alle aule
mercoledì 18 marzo 2009, 13:33
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Lettera alle studentesse ed agli studenti di (alcuni) docenti a contratto di Scienze Politiche (Università di Firenze).

Buongior. No molti di voi ci conoscono. Siamo asse. Gnisti docenti
a contratto dotto. Randi e contrattisti.
Precari e. INTERMITTENTI. Siamo tan. Tissimi facciamo tutti i lavo.
Ri che stanno scrit. Ti nei nostri con. Tratti: insegniamo.
Facciamo ricer. Ca facciamo esami. Facciamo tan. Te cose che nei
contrat. Ti non ci sono. Progetti per cerca. Re soldi che ci paghi.
No il prossimo contrat. To. Esami di altri docen. Ti e tesi di
professori ordinari.
Conversione crediti e tanti ricevi. Menti.
Se avanza tempo, studiamo e scriviamo, che è quello per cui saremmo
pagati e che ci renderebbe liberi.

Siamo intermitt. Enti e non stupi. Tevi se a metà di una lez. Ione
o di un anno acca. Demico o magari di un vostro esame, per caso. Ci
vedrete spa. Rire.

Nell’anno accademico in corso, così come in anni precedenti, abbiamo ricevuto in affidamento contratti di insegnamento a titolo gratuito nella Facoltà di Scienze Politiche. Ebbene sì, magari non tutti lo sanno, ma circa la metà dei vostri docenti non solo è costituita da precari, ma non è neppure pagata per il lavoro didattico che svolge (o è retribuita solo simbolicamente con 300 euro a modulo).
Seguendo l’elementare principio per cui il lavoro va pagato, lo scorso giugno abbiamo inviato una lettera alla Preside. Vi manifestavamo la nostra indisponibilità a tenere i corsi del prossimo anno accademico in assenza di un’adeguata remunerazione. A distanza di quasi nove mesi, con un Ateneo fiorentino stretto tra l’incudine del dissesto finanziario e il martello di una gestione irresponsabile, ci pare che la situazione sia divenuta ancora più preoccupante.
Contratti non retribuiti. Attività non contrattualizzate. Nessun concorso, né alcun piano di reclutamento (almeno in pubblico). Sempre meno fondi per far ricerca, e per “vivere di” ricerca. Non ci sono soldi, dice il rettore. E con ogni probabilità è vero. Nei mesi passati abbiamo criticato duramente gli interventi del Governo su università e ricerca, e abbiamo denunciato l’attacco alle fondamenta pubbliche dell’Università che va avanti ormai da anni, sebbene con forme e intensità variabili. Comprendiamo e riteniamo gravissima la situazione attuale. Ma ci chiediamo anche: perché, se il governo taglia i finanziamenti, Firenze soffre più di altre sedi? Qualche responsabilità locale ci sarà, vi pare?
Purtroppo la dirigenza dell’Ateneo, dopo aver favorito costosi avanzamenti di carriera con effetti duraturi sul bilancio, sta gestendo la crisi tagliando il più possibile sulle fasce più basse del personale, e in particolare sui precari. Se le parole hanno ancora un senso, la chiusura del sabato e la non retribuzione degli insegnamenti dei docenti precari sono un risparmio o sono piuttosto una riduzione dei servizi e una forma di sfruttamento del lavoro? E che efficienza è quella di un sistema che, con la lungimiranza di un investitore in bond argentini, punta tutto sull’autoconservazione invece che sulla qualità della formazione e sulla valorizzazione delle nuove competenze?
Noi vi salutiamo, care studentesse e cari studenti, è stato bello fare dei corsi con voi in questi anni. Probabilmente alcuni di noi saranno sostituiti, perché per lavorare gratis nella nostra prestigiosa Facoltà “c’è la fila”, come ci è stato autorevolmente fatto notare. La (vana?) speranza di una sanatoria, o di un concorso “ben indirizzato”, è la molla che spingerà altri a prendere il nostro posto, insegnando gratuitamente. Altri corsi, invece, saranno semplicemente aboliti, con conseguente impoverimento dell’offerta didattica. Rinunciare a insegnare “a titolo gratuito”, e spiegarne le ragioni, è il nostro modo per dire che vogliamo un’università basata su rapporti di lavoro giusti e dignitosi.

E’ disponibile qui un PDF con la stessa lettera in forma di volantino.



L’Università di Firenze chiude?
venerdì 23 gennaio 2009, 17:10
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Lettera a tutti i ricercatori e docenti precari, dal Coordinamento dei Ricercatori e Docenti precari dell’Università di Firenze.

Caro collega ricercatore o docente precario,

avrai percepito che negli ultimi mesi gli interventi del Governo sui bilanci degli Atenei hanno sensibilmente aggravato una situazione già piena di problemi, in particolare per l’Università di Firenze.

Purtroppo la dirigenza dell’Ateneo ha mostrato di voler gestire questa crisi tagliando il più possibile sulle fasce più basse del personale, e in particolare sui precari, senza praticamente toccare gli sprechi, le iniquità e gli enormi costi dei docenti di ruolo con lunga anzianità. A questo si aggiunga che è difficile pensare che l’imminente fine del mandato dell’attuale rettore porti reali discontinuità, visto che la stragrande maggioranza degli attuali candidati a futuro Rettore appartiene ai settori che hanno finora sostenuto la gestione attuale (se leggi poco i giornali, ti ricordo che l’attuale rettore Marinelli è stato indagato per aver truccato dei concorsi, e da anni il bilancio di ateneo è talmente trasparente che contiene una voce “Varie” – senza dettaglio – che totalizza circa il 25% del bilancio…).

Ti sintetizziamo brevemente qual è la nostra (e quindi anche la tua) situazione:

1) prima dei tagli della legge 133, UniFi aveva previsto un “piano di rientro” che prevedeva possibilità di nuovo reclutamento a partire dal 2012;

2) i tagli della legge 133, e il blocco (leggi 133 e 180) di qualunque nuovo reclutamento per gli atenei “non virtuosi” (che spendono per il personale oltre il 90% del fondo statale), tra cui Firenze, hanno ulteriormente aggravato questa situazione, posticipando le eventuali possibilità di nuovo reclutamento (a quando, nessuno lo sa; certamente non prima del 2013-2014);

3) tutto questo si combina con la riforma Moratti, ancora in vigore, che prevede che al 30 settembre 2013 cesserà il reclutamento di nuovi ricercatori, in vista del futuro esaurimento del ruolo del ricercatore. Gli eventuali fondi che si libereranno con i famosi “pensionamenti di massa delle infornate degli ope legis degli anni ’80” (un’araba fenice che ci viene fatta annusare ormai da molti anni) non faranno scendere la spesa per personale sotto il 90% del FFO (permettendo un nuovo reclutamento) in tempo per gli ultimi concorsi del 2013.

4) Inoltre, molti di questi fondi potrebbero essere di fatto già impegnati, perché in questi anni qualcuno ha bandito concorsi da associato e ricercatore, finanziati per qualche anno dai privati, con la clausola che – al termine del finanziamento privato – andavano automaticamente in carico a UniFi. In sostanza, già da qualche anno sono stati silenziosamente ipotecati i risparmi di bilancio futuri.

In sostanza: almeno qui a Firenze, noi (tra cui tu) non entreremo *mai* in ruolo.

A questo va aggiunto che l’attuale politica dell’Ateneo punta chiaramente a far pagare qualunque risparmio alle fasce più basse:

a) è stato appena deliberato il prepensionamento dei ricercatori che abbiano raggiunto una determinata anzianità (ovviamente senza estendere la stessa misura a ordinari e associati, anche perché impedito dalla legge nazionale);

b) sono stati appena azzerati i fondi di ateneo per i docenti a contratto. In buona sostanza, se hai fatto docenze a contratto, pagate anche poco, sappi che in futuro saranno – con quasi assoluta certezza – solo a titolo gratuito.

In tutto questo, il rettore Augusto Marinelli ha avuto l’ardire di contattare riservatamente la Regione Toscana per ottenere un contributo finanziario. Abbiamo già incontrato la Regione, per chiedere che qualunque contributo sia dato in cambio di un drastico rinnovamento nella politica di gestione dell’ateneo. Pochi giorni dopo, abbiamo letto sui giornali che la Regione interverrà costituendo una fondazione diretta da Marinelli stesso.

Te la faccio breve: Giovedì 29 avremo un incontro con Martini e con gli assessori regionali competenti. Prima di quella data, vogliamo definire ancora meglio la nostra posizione; discuterne con te prima di andare, e soprattutto capire se è venuto il momento di abbandonare noi (rumorosamente) l’Università di Firenze, prima che sia lei ad abbandonare noi in mezzo a una strada.

Ti invitiamo quindi all’

Assemblea dei Ricercatori e Docenti Precari dell’Università di Firenze
Martedì 27 gennaio – ore 14.00-16.00
Facoltà di Architettura – sede di S.Verdiana (P.za Ghiberti – mercato di S.Ambrogio) – Aula 11

Ti preghiamo caldamente di esserci, e di segnalare quest’iniziativa a quanti più colleghi possibile. Puoi indicare loro anche l’indirizzo web https://dica133.wordpress.com/ che ospita questa lettera.

Ti salutiamo e ti aspettiamo,

il Coordinamento dei Ricercatori e Docenti precari dell’Università di Firenze.



Icchè c’entra la Gelmini con la 33 ore?
sabato 8 novembre 2008, 19:18
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Se volete sapere come fare per iscrivervi alla P2 o siete curiosi di conoscere meglio la comunità dei Mutoids, ecco le lezioni che fanno per voi. Insieme agli studenti dell’Assemblea di Novoli, abbiamo organizzato una maratona di 33 ore lezioni che toccano questi temi e molti altri ancora. Si comincia lunedì 10 novembre alle 9:00 e si va avanti fino al martedì pomeriggio. L’appuntamento è nell’edificio D5 occupato del Polo delle Scienze Sociali di Firenze. Qui trovate il programma dettagliato e definitivo dell’evento. Per gli stakanovisti della notte non mancherà il caffè; a chi arriverà fino al pomeriggio di martedì è riservato un grandioso aperitivo per brindare insieme al Prof. Dante Cruciani (che illustrerà le modalità di effrazione delle casseforti) ed al suo illustre collaboratore Guasto A. Ruminelli.

Guarda la 33 ore in streaming!

Per visualizzare lo streaming clicca qui. Se il video non parte automaticamente, scaricare il file e aprirlo con un player.

ATTENZIONE: SE NON RIUSCITE A VISUALIZZARE LO STREAMING E’ PERCHE’ ALCUNE LEZIONI LE STIAMO FACENDO ALL’APERTO. RIPROVATE DOPO LE 11:15🙂
Lo Streaming è realizzato interamente con codec e software Opensource.

Codec utilizzato per la compressione : Theora

Server utilizzato per lo streaming: GNU/Linux Debian + icecast2 .

Player consigliato per la visualizzazione : VLC Media Player

Senza il generoso contributo di Nicola e Andrea questi video non sarebbero mai usciti dall’aula D5 0.10



Lettera aperta agli studenti che vogliono studiare
venerdì 31 ottobre 2008, 13:57
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Ma c’è davvero qualcuno che, in buona fede, “vuole studiare invece che protestare”? Noi un po’ ne dubitiamo, ma tuttavia abbiamo ritenuto che i cittadini debbano essere informati sulle ragioni di questa protesta, e sul nostro punto di vista. Tutti, anche chi – magari un po’ colpevolmente – si disinteressa di cosa gli accade intorno. Tutti meritano di sapere cosa sta accadendo. A tutti loro indirizziamo una lettera, che si può leggere poche righe più sotto, o anche scaricare in PDF.

Intanto continuiamo a invitarvi a sottoscrivere e diffondere il nostro appello “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi”. Vorremmo che tutti capissero: 1) che i ricercatori non strutturati (o “precari”) – e con loro il 99% degli studenti che protestano – una riforma la vogliono eccome, a patto che sia davvero improntata alla valutazione della qualità! 2) Che nessuno può pensare di avere un’Università che funzioni, tagliando senza pietà investimenti già miseri.

Lettera aperta     

Agli studenti che vogliono studiare

 

Care studentesse e cari studenti,

 

chi vi scrive è un gruppo di persone che qualche anno fa era sui banchi dell’Università, come voi adesso. Avevamo tantissima voglia di studiare e grande passione per le materie che studiavamo. Tanto che poi ci siamo laureati col massimo dei voti, e pochi giorni dopo la laurea – è successo a ciascuno di noi – il nostro relatore è venuto a dirci che valeva la pena che concorressimo per un dottorato o cercassimo comunque di restare in contatto con l’Università, perché forse avevamo la stoffa per diventare i professori di domani.

 

Ovviamente nessuno ha cercato di illuderci: tutti ci hanno detto fin dall’inizio che sarebbe stata dura e che non c’erano garanzie. L’unica via era quella di costruirci un curriculum solidissimo per poter affrontare un concorso (che, speravamo, forse negli anni sarebbe diventato un po’ più trasparente!) e magari vincerlo, guadagnando così il diritto di fare al meglio il lavoro che amiamo.

 

Così abbiamo iniziato a studiare, a fare ricerca, a partecipare ai convegni in Italia e all’estero, a pubblicare libri e articoli su riviste scientifiche, a fare esami agli studenti e tenere corsi. Il tutto, ovviamente, senza un contratto stabile, ma passando tra borse di studio temporanee di vario tipo, periodi di nessuna retribuzione, e altri lavori. In altre parole diventando quelli che vengono chiamati in vari modi: “ricercatori precari”, “accademici non strutturati”, eccetera. Lo siamo ancora adesso.

 

E sappiamo che voi ci conoscete, anche se – siccome siamo vestiti come i professori di ruolo – quasi certamente non vi siete mai accorti che siamo diversi. Tuttavia ci conoscete: dei professori che vi fanno lezione (e vi fanno gli esami!), siamo – spesso – circa uno su tre. Molti di voi vengono a parlare con noi durante l’orario di ricevimento; molti si fanno seguire da noi durante la tesi (anche se il relatore è un altro!); chi di voi va in biblioteca a sfogliare qualche rivista scientifica, spesso trova il nostro lavoro e il nostro nome. Quindi pensiamo che se voi amate studiare, forse amate anche un po’ il prodotto del nostro lavoro.

 

Ebbene, vogliamo dirvi che questa Università, che amate, tra pochi mesi potrebbe non esistere più.

Le varie misure del governo (tagli di bilancio, blocco del ricambio generazionale dei docenti, progetti di riforma ancora non svelati ma già anticipati dalla stampa) sembrano andare tutte nella stessa direzione: tagliare a caso tutto quanto possibile, ma soprattutto impedire ai giovani di entrare a pieno titolo nell’Università. Così si blocca il necessario ricambio generazionale; si blocca il progresso della ricerca; si sprecano risorse umane formate con grandi sforzi.

 

Il governo taglia 1,5 miliardi di euro dicendo che ci sono problemi di bilancio (tuttavia si sono trovati 3 miliardi per l’Alitalia, e 2 miliardi per tagliare l’Ici ai cittadini più ricchi). Il governo parla di “meritocrazia” (siamo noi a volerla! abbiamo ormai dei curricula lunghi chilometri!), ma ha bloccato tutti i progetti di riforma dei concorsi e di valutazione delle Università.

 

La conseguenza di tutto questo è semplice: se il nostro futuro improvvisamente svanisce, i sacrifici che affrontiamo tutti i giorni non hanno più senso. E’ per questo che, entro pochi mesi, è molto probabile che la maggior parte di noi abbandonerà l’Università. Verso altri paesi, o verso altri mestieri, non importa. Insomma, l’Università che conoscete non esisterà più. Vi ritroverete davanti docenti un po’ più anziani e meno motivati (o forse neolaureati privi di qualunque esperienza, o ancora improbabili “professionisti esterni”, reclutati al volo per tappare buchi). Trovare il professore a ricevimento sarà un po’ più difficile, e richiederà code interminabili (così come per gli esami). Lo stesso per ottenere una tesi, in cui poi inevitabilmente sarete seguiti con maggiori difficoltà. E il tutto, quasi certamente, con tasse universitarie molto più alte di adesso.

 

Insomma, vorremmo dirvi che, se veramente amate l’università e la vostra mente è libera (e non guidata da altri), è giunto anche per voi il momento di alzarsi in piedi per difenderla. Non è un invito di una parte politica: tra noi c’è gente di tutte le opinioni. Non è un invito alla protesta illegale: scegliete voi cosa fare, perché faccia rumore ma rispetti tutti. E’ però un invito a diventare protagonisti, a non subire l’aggressione di chi vi sta togliendo quello che amate. Informatevi; informate le vostre famiglie; scacciate le bugie che si stanno spandendo in quantità su chi protesta per l’Università; attivatevi e fate sentire la vostra voce. Forse non condividete i mezzi di chi sta già protestando, ma questo non è un motivo sufficiente per non condividerne i fini. Unitevi (e uniamoci), superando le diffidenze e le antipatie; trovate insieme nuove forme di protesta per tutti; insomma fate un po’ quello che volete.
Ma fatelo adesso, perché tra poco potrebbe già essere troppo tardi.

 

Dica 133 (i ricercatori non strutturati del Polo delle Scienze Sociali di Firenze)https://dica133.wordpress.com/



A “Otto e Mezzo” gli studenti smascherano il governo
mercoledì 29 ottobre 2008, 11:27
Filed under: Capire il progetto-Gelmini

L’appello di Dica 133 “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi” continua a mietere successi. Al festival della Creatività di Firenze abbiamo raccolto centinaia e centinaia di firme, (che dobbiamo ancora inserire online!), con cui dovremmo quasi essere a quota 5000! Continuate a diffondere il nostro appello, soprattutto per far capire due cose: che i ricercatori non strutturati (o “precari”) – e con loro il 99% degli studenti che protestano – la riforma la vogliono eccome, a patto che sia davvero improntata alla valutazione della qualità! 2) Che nessuno può pensare di avere un’Università che funzioni tagliando gli investimenti, quando già ora spendiamo meno dell’1% del Pil (tra i paesi Ocse, dietro solo alla Slovacchia…). Ed è ancora più difficile sostenere che “ci sono problemi di bilancio”, visto che – a fronte degli 1,5 miliardi tagliati all’università – si sono trovati 3 miliardi per Cai-Alitalia e 2 miliardi per tagliare l’Ici ai più ricchi…

Nel frattempo La 7 dedica una puntata alla protesta degli studenti universitari. Ospiti in studio: due rappresentanti degli studenti; il sottosegretario Valentina Aprea; in collegamento Roberto Perotti, autore del recente “L’Università truccata”.

Perotti ed Aprea sembrano in contraddizione, ma nel corso della puntata sembrano “marciare divisi per colpire uniti”. Perotti (che non a caso insegna alla Bocconi, che è privata) attacca a tutto campo l’Università pubblica italiana, culla soltanto di familismo e di corruzione, senza nessuna eccezione. La Aprea accusa gli studenti di difendere i baroni.

Meno male che i due studenti in studio sono svegli e replicano. Alla Aprea chiedono, più o meno, che se davvero voleva combattere i baroni, perché ha accuratamente insabbiato due importanti progetti di riforma già pronti (nuovo concorso dei ricercatori; nuova “agenzia della valutazione”: le stesse omissioni segnalate da “Dica 133”)? Da Perotti invece silenzio totale sul fatto che l’università italiana è anzitutto poverissima, perché finanziata con appena l1% del Pil. In ogni caso, potete vedere direttamente la puntata.

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In migliaia… dicono 133 da tutte le professioni e da tutto il mondo!
venerdì 17 ottobre 2008, 16:22
Filed under: Eventi

Siamo stupefatti! In pochi giorni l’appello di Dica 133 “Per l’Università: investimenti adeguati e interventi innovativi” è stato già raccolto da migliaia di persone. Fuori dall’università, tantissimi cittadini e le professioni più disparate (vedi sotto). Dentro l’università e la ricerca: professori ordinari, professori associati, ricercatori di ruolo, ricercatori precari, studenti da tutta Italia e da molte istituzioni scientifiche italiane e internazionali.

Le adesioni sono già migliaia, ma sicuramente possiamo fare di più… diffondete Dica 133!

Per adesso intanto ringraziamo (non possiamo mettere tutte le firme!):

Anzitutto le professioni fuori dall’università (per ogni categoria, la prima voce incontrata):

Agente di commercio – Analista programmatore – Architetto – Artigiana – Attore – Avvocato – Bibliotecario – Biologa – Biotecnologo – Casalinga – Chimico industriale – Coltivatrice e poetessa – Comandante aviolinea – Commerciante – Consulente – Consulente informatico – Consulente libero professionista – Cuoco – Danzatrice – Designer – Dipendente pubblico – Dipendente azienda ospedaliera – Dirigente d’azienda – Dirigente medico azienda ospedaliera – Disoccupata – Dottore commercialista – E-learning consultant – Ematologo – Engineer – EP tecnico di laboratorio – Essere umano interconnesso – Facilitatore linguistico – Farmacista – Fisico – Funzionario –  Funzionario pubblico – Geologa – Geometra – Giornalista – Grafico – Idraulico – Impiegata – Impiegata pubblica – Impresario – Ingegnere libero professionista – Interprete – Japanese language teacher – Lavoratrice – Libero professionista – Libero artigiano e imprenditore – Medico – Musicista – Operaio – Operatore audio – Padre di famiglia – Parrucchiera – Pensionata – Praticante avvocato – Psicologo clinico e psicoterapeuta – Redattore – Responsabile HR e formatore – Ristoratore – Sindacalista – Sistemista informatico – Stilista – Storica dell’arte – Technician – Tecnico informatico – Tecnologo – Traduttrice – Urbanista – Vigile urbano

E poi, i luoghi da cui vengono le adesioni del mondo dell’università e della ricerca…

CERN (Ginevra) – European University Institute (Firenze) – IBEC/Università di Barcellona (Spagna) – Institut Cochin, Paris – Lawrence Berkeley National Laboratory (USA) – London School of Economics – Royal Observatory of Belgium – Telefonica Research, Barcelona – Uniformed Services University of the Health Sciences, Bethesda, USA – Universität Bern – Université Henry Poincaré, Nancy-1 – Université Paris Sud 11 – University of Bristol – University of Cambridge – University of Massachusetts – University of Reading – University of Warwick – University of Westminster (London) – Vrije Universiteit Amsterdam

Accademia di Belle Arti di Bologna – Accademia di Belle Arti di Brera – Accademia di Belle Arti di Firenze – Conservatorio di Musica di Torino – Conservatorio L. Cherubini (Firenze)

CNR (moltissimi istituti in tutta Italia)

Politecnico di Milano – Politecnico di Torino – Università Bocconi – Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano) – Fondazione Telethon – IRCCS Istituto Nazionale Ricovero e Cura per gli Anziani (INRCA) di Ancona – ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – Istituto Nazionale di Astrofisica/Osservatorio Astrofisico di Arcetri (Firenze) – Istituto Nazionale di Astrofisica/Osservatorio Astronomico di Padova – Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – Istituto Italiano di Scienze Umane – Scuola Normale Superiore (Pisa) – SISSA Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Trieste)

Alma mater studiorum Università di Bologna – Università “G. d’Annunzio” Chieti/Pescara – Università “Magna Graecia”/Catanzaro – Università Ca’ Foscari di Venezia – Università Iuav di Venezia – Università Politecnica delle Marche – Università del Piemonte Orientale – Università del Salento – Università dell’Aquila – Università dell’Insubria – Università della Calabria – Università della Tuscia – Università di Bari – Università di Bergamo – Università di Brescia – Università di Cagliari – Università di Cassino – Università di Catania – Università di Ferrara – Università di Firenze – Università di Genova – Università di Lecce – Università di Lucca – Università di Macerata – Università di Messina – Università di Milano Bicocca – Università di Milano Statale – Università di Modena e Reggio Emilia – Università di Napoli “Federico II” – Università di Napoli “L’Orientale” – Università di Padova – Universita’ di Palermo – Università di Parma – Università di Pavia – Università di Perugia – Università di Pisa – Università di Roma “La Sapienza” – Università di Roma “Tor Vergata” – Università di Salerno – Università di Sassari – Università di Siena – Università di Torino – Università di Trento – Università di Trieste – Università di Udine – Università di Urbino “Carlo Bo” – Università per stranieri di Siena

Last but not least, il Comitato Genitori-Insegnanti della Scuola A. Saffi di Roma😉
Grazie anche a tutti voi che avete sottoscritto e sottoscriverete il nostro appello!

E, mi raccomando, “Dica 133”!!!



“Nature” denuncia gli interventi del governo sull’università e la ricerca
venerdì 17 ottobre 2008, 14:00
Filed under: Uncategorized

Fa piacere sapere che non siamo soli, e che l’appello di Dica 133 evidentemente non è il prodotto di un manipolo di sovversivi estremisti… In questo caso a parlare è la rivista “Nature”, una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, forse in assoluto quella considerata di maggior prestigio nell’ambito della comunità scientifica internazionale.

L’ultimo numero di Nature dedica alle riforme portate avanti dal governo italiano un editoriale e un articolo, entrambi molto duri. Riproduciamo qui l’editoriale, tradotto. L’originale inglese può essere letto qui.

Risparmi all’ultimo sangue

Nel tentativo di dare spinta alla sua arrancante economia, il Governo italiano si sta concentrando su obiettivi facili ma poco saggi

In Italia sono tempi cupi e pieni di rabbia per gli scienziati, costretti a fronteggiare un Governo che porta avanti la propria filosofia di riduzione dei costi. La scorsa settimana, decine di migliaia di ricercatori hanno invaso le strade per rendere visibile la loro opposizione al decreto proposto, finalizzato a mettere sotto controllo la spesa pubblica. Se passasse, come è probabile, il decreto eliminerebbe quasi 2000 ricercatori precari, che sono la spina dorsale delle istituzioni di ricerca del Paese in grave carenza di organico (e circa la metà dei quali era già stata sottoposta a selezione per un posto a tempo indeterminato).

Nonostante la protesta degli scienziati, il Governo di centro-destra di Berlusconi, entrato in carica a maggio, ha decretato che i fondi sia dell’Università, sia della ricerca possono essere impiegati per mettere in sicurezza le banche e gli istituti di credito italiani. Non è la prima volta che Berlusconi prende di mira le Università. Ad agosto, ha emanato un decreto che riduce del 10% il finanziamento delle Università, consentendo di assumere solo un dipendente ogni cinque pensionati. Il decreto permetteva inoltre alle Università di trasformarsi in Fondazioni private, allo scopo di rastrellare entrate aggiuntive. Stante il clima attuale, i Rettori ritengono che quest’ultimo aspetto verrà utilizzato per giustificare ulteriori tagli al budget, e che alla fine li costringerà ad abbandonare i corsi di laurea che hanno scarso valore economico, come gli studi umanistici, o la scienza di base. Poiché la bomba è scoppiata all’inizio delle vacanze estive, le conseguenze sono state pienamente comprese troppo tardi, dal momento che il decreto è in via di trasformazione in legge.

Nel frattempo, il Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, ha mantenuto un silenzio completo sulle questioni relative al suo Ministero, a parte la scuola secondaria, e ha permesso che decisioni di Governo pesanti e distruttive fossero adottate senza sollevare obiezioni. Ha rifiutato di incontrare scienziati ed accademici per ascoltare le loro preoccupazioni, o per spiegare loro le scelte politiche che sembrano richiedere i sacrifici. E non ha neppure delegato un Sottosegretario per trattare la materia al suo posto.

Le organizzazioni scientifiche interessate dal decreto sono state invece ricevute dall’estensore del provvedimento, Renato Brunetta, Ministro della Funzione Pubblica e dell’Innovazione. Brunetta sostiene che si può fare poco per fermare o cambiare il decreto (anche se è ancora in discussione nelle Commissioni e deve ancora essere votato da entrambe le Camere). In un’intervista, Brunetta ha anche paragonato i ricercatori ai capitani di ventura, mercenari rinascimentali, dicendo che stabilizzarli a tempo indeterminato sarebbe “un po’ come ucciderli”. Questa affermazione travisa un argomento che i ricercatori hanno sostenuto: che la base scientifica di qualsiasi Paese richiede un sano rapporto tra lavoro stabile e lavoro flessibile, con quest’ultimo (come i contratti post-doc) che deve circolare in laboratori di ricerca stabili, solidi e ben equipaggiati. Gli scienziati hanno provato a spiegare a Brunetta che in Italia questo rapporto è diventato molto perverso.

Il Governo Berlusconi può anche pensare che tagli draconiani ai finanziamenti siano necessari, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono stolti e miopi. Il Governo ha trattato la ricerca esattamente come qualsiasi spesa da tagliare, mentre in realtà deve essere considerata un investimento per la costruzione dell’economia della conoscenza del ventunesimo secolo. In effetti, l’Italia ha già sottoscritto questo approccio, firmando l’Agenda di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, nella quale gli Stati membri si impegnavano ad innalzare i loro investimenti in Ricerca e Sviluppo al 3% del Prodotto Interno Lordo. L’Italia, membro del G8, ha una delle spese per Ricerca e Sviluppo più basse del gruppo (a stento l’1,1%, meno di metà di Paesi comparabili come Francia e Germania).

Bisogna che il Governo guardi oltre ai guadagni a breve termine permessi da un sistema di decreti consentiti da Ministri ossequiosi. Se vuole preparare un futuro credibile per l’Italia, come dovrebbe, non dovrebbe prendere pigramente a riferimento il passato lontano, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi.